Nicolai Lilin è nato nel 1980 a Bender, in Transnistria. Nel 2003 si è trasferito in Italia. Nel 2009 pubblica per Einaudi “Educazione siberiana”, il suo primo romanzo, scritto direttamente in italiano. Attualmente tradotto in 14 lingue e in via di distribuzione in 20 paesi, Educazione siberiana diventerà anche un film di Gabriele Salvatores prodotto da Cattleya. Nel 2010 esce il suo secondo romanzo, “Caduta libera”, per la stessa casa editrice. Oltre a dedicarsi alla scrittura, Nicolai Lilin scrive per L’Espresso, insegna letteratura e si occupa di eventi culturali per un’associazione piemontese. Tra le sue attività ricordiamo anche quella di tatuatore, avendo studiato per tanti anni i tatuaggi della tradizione criminale siberiana e imparato le tecniche e i codici complessi che li regolano.
La biografia di queso giovane autore è così riassunta sul suo sito www.nicolaililin.com ma, sulla sua pelle, un fitto racconto di segni e disegni rimanda a una cultura molto particolare fatta di durezza, violenza ed emarginazione. Lilin ha conosciuto nelle sua giovane vita ogni sorta di esperienza estrema: la deportazione, il carcere duro (dove ha appreso l’arte del tatuaggio, antico sistema di comunicazione dei “criminali onesti” di quelle latitudini) e la guerra sporca di Cecenia dove è stato tiratore di precisione, killer, insomma, cecchino appostato nell’ombra, pagato per eliminare obiettivi umani. Un pedigree terribile di cui è difficile liberarsi, impossibile da modificare. Lilin lo sta facendo con la letteratura e l’impegno sociale, e con tanta fatica. Perché, anche quando la propria storia è incisa sulla pelle a caratteri indelebili, disporsi ad affrontare percorsi diversi, e migliori, è sempre possibile.
