A Bonn, Hut Weber, vende berretti e cappelli moderni e tradizionali per tutti i gusti. Cowboys e diportisti, rapper e conduttori di sulky, aviatori d’epoca e golfisti, visitano a centinaia i diversi piani di questo tempio del copricapo. Hut Weber sostiene (anche nella campagna pubblicitaria che ha commissionato) che è il cappello il vero segno distintivo che fa di una donna e di un uomo un vero “tipo” unico e da imitare. E, alla maniera della Procter&Gamble, propone una dimostrazione di quanto possa essere significativo e segnante per la storia questo particolare, apparentemente piccolo, dell’aspetto di un individuo.
Ecco la teoria:
Adolf Hitler, diventato l’icona del male e della perfidia umana, è ricordato per la sua follia, per i suoi baffi e per il ciuffo piatto che gli attraversa la fronte. Il suo Hair Maker ha lavorato su quello che aveva per ottenere il massimo.
Ma ancora di più ha congegnato Charlie Chaplin per massimizzare il suo look. Partendo, ahimé, da un baffo esattamente identico a quello del despota germanico, si è trovato a dover diversificare il proprio aspetto da quello del pericoloso “somigliante” ariano.
Non è certo che si sia rivolto a Hut Weber ma, di sicuro, la sua bombetta è divenuta il segno inconfondibile della simpatia, dell’intelligenza, del coraggio, della poesia e di quel romanticismo struggente che ha fatto del suo Charlot un simbolo sempiterno.
Cliente: Hut Weber
Agenzia: Serviceplan Munich/Hamburg
Art director: Jonathan Schupp, Imke Jurok
Copywriter: Francisca Maass
Direttore creativo: Alexander Schill, Axel Thomsen
Fotografo: Jo van de Loo
geniale!!! non si può non capire chi siano i soggetti!! bella anche l’idea di mettere l’etichetta del cappello…piuttosto perchè è messa in alto? io l’avrei immaginata in basso accanto alla scritta “è il cappello (a fare la differenza)”.
