Blog! di Tonino Risuleo
The Mad Man
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16 settembre 2010

Cento sigarette al giorno, whisky in caraffa, Martini “senza l’oliva per farne entrare di più nel bicchiere”, poca istruzione e tanta voracità nel leggere tutto quello che capita. Questa la ricetta di Jerry Della Femina uno dei più importanti pubblicitari di tutti i tempi, il “Mad Man” che ha ispirato la serie televisiva in cui si raccontano le peripezie delle donne e degli uomini in un’agenzia di Park Avenue negli anni ‘60. L’omone che vedete ritratto nella foto, nonostante i reiterati stravizi, è ancora attivo nella sua Della Femina, Rothsichild, Jeary & partners e dichiara di “voler morire alla scrivania”. Ma potrebbe accadergli anche mentre controlla il punto di cottura di un flan di spinaci nelle cucine del Gramercy Tavern, uno dei due ristoranti di New York di sua proprietà o al banco dei water melon del supernegozio di frutta e verdura che ha aperto a East Hampton per rinverdire le origini della sua famiglia d’immigrati italiani.
E questa è l’altra ricetta: nato e cresciuto a Brooklyn, si è tenuto ben lontano dalle aule scolastiche approfittando della costante assenza dei genitori sempre allo sgobbo per mettere assieme reddito e tirare su la famiglia. Il giovane Jerry, però, lettore insaziabile e curioso patologico, ingolla libri su libri. Adora la scrittura di Papa Hemingway -un altro grande esperto di Daiquiri e altre prelibatezze da bicchiere- e ne apprezza le frasi brevi e spezzate che danno ritmo alla scrittura e fanno danzare il lettore. Sono le pagine che formano il suo stile e quel “vocabolario ridotto che si ricicla velocemente” costruisce le sue prime fortune di creativo. Ma Jerry ha studiato anche il Marketing, l’ha fatto come commesso nei grandi magazzini Macy’s e cambiando in un anno ventidue diversi posti di lavoro. A vent’anni è pronto, già sposato, un figlio e la certezza di voler fare il mestiere del pubblicitario. Anni dopo a chi gli chiede quale sia la formula del suo successo risponde “la mancanza d’istruzione” ma in realtà lui sa bene che ha raggiunto la vetta grazie alla sua incredibile energia e il senso dell’umorismo che lo fa sempre entrare in sintonia con l’americano medio.
E poi ci vuole una vena di follia: all’inizio della sua carriera, in una importante riunione dove si decide la strategia di comunicazione per un prodotto Panasonic da lanciare sul mercato americano, ci si chiede quale sia l’idea giusta per vendere il concetto di “giapponese”. Jerry sale in cattedra “Ce l’ho” dice “Ecco un prodotto di quel popolo meraviglioso che ci ha fatto conoscere Pearl Harbour”. Nella sala riunioni cala il silenzio ma già si accende un mito.
“From those wonderful folks who gave you Pearl Harbour” diventerà il libro di memorie più amato dai pubblicitari che apprezzano la vita spericolata e cercano il modo per imbrigliarla dolcemente e renderla un efficace metodo di lavoro.

Testo liberamente ispirato a un articolo di Katie Roiphe, Financial Times, Great Britain.

TILL NEUBURG
1 ottobre 2010 alle 16:18

Nei lontani anni del primo Art Directors Club italiano (fondato da Blachian, Iliprandi, Lucchini, Neuburg, Tovaglia), con il rientro di Luigi Montanini dalla DDB (Toronto, New York, Duesseldorf), finalmente la nostra réclame carosellara si diede una mossa. Nel Teatro San Fedele di Milano (talmente pieno che la gente sedeva anche sulle scale), Luigi presentò il meglio degli spot americani dell’epoca. Titolo dell’evento: “Perché ci fischiano a Cannes”. I suoi due ospiti d’onore erano Bert Steinhauser e Jerry Della Femina. Jerry era già un mito vivente. Il suo libro era appena uscito l’anno prima (1971). Nel nostro ADC di allora pubblicammo un (purtroppo) solo numero di una rivista (redatta da Marco Vecchia, Michael Göttsche e da me) che promise bene: sulla copertina una foto a tutta pagina di Della Femina.

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