Strano mestiere quello di interpretare il pensiero degli altri, coglierne le aspirazioni e intercettarne i desideri. E chi si occupa di comunicazione fa proprio questo ogni volta che è gli richiesto. Ma a lasciarlo libero che succede? Dove vanno a finire i suoi pensieri?
Ecco un semplice esperimento.
In questa foto di reportage di Erik de Castro (Reuters/Contrasto) c’è la cronaca quotidiana del reparto maternità del Memorial Hospital di Manila. Le giovanissime madri hanno ricevuto i loro bambini per la prima poppata del mattino e ora si apprestano ad affrontare il resto della loro giornata che sarà dura. La foto è stata scattata come illustrazione dell’articolo (è il “visual”) che racconta del piano di riduzione della mortalità delle madri e dei bambini sotto i cinque anni con cui si spera di poter salvare 16 milioni di vite entro il 2015.
L’immagine è pura, nessuna concessione estetica devia la nostra visione e il percorso che porta dritto alla -comprensione del tema- funziona alla perfezione. Un’mmagine emozionante e consistente.
Però…
Il creativo, certe volte, vede che c’è dell’altro. Il pensiero va, e mischia le carte, cerca significati laterali o semplicemente altri significati. E altre storie.
E allora vi racconto la mia, cioè quella che ho immaginato guardando questa foto.
Sui quotidiani, anche in questo primo autunno, si riprende a parlare di scuola con le sue novità e i suoi soliti problemi. Fra gli altri, specie nelle grandi città , quello delle classi senza bambini italiani; a Roma c’è una scuola elementare, l’ormai famosa “Carlo Pisacane”, che addirittura di italiani iscritti non ne ha neanche uno. A seconda dei casi e dei punti di vista questo fatto viene interpretato in maniera assolutamente negativa (effetto ghetto) o piacevolmente positiva (integrazione compiuta). Bene, letti i diversi articoli sui giornali, viene in mente che città come Roma hanno origini complesse e itinerari straordinari per varietà di eventi, commistioni di genti, guerre, amori e dominazioni. Una complessità che è tutto tranne che un progetto definito fin dal principio, un caos diluito in secoli e secoli di accadimenti con salti, rigidità , ripensamenti, errori e miracoli. Ecco, ho pensato, il problema dell’integrazione, del miscuglio di razze, non esiste. Falso storico: siamo figli di cento madri e cento padri e tutti di colore diverso.
Così, ho pensato, questa giovane madre è il ritratto di un’altra Roma. Una Roma moderna multietnica e immersa nella realtà di oggi: questa giovane madre è la Lupa capitolina che allatta i suoi prodigiosi gemelli arrivati da chissà dove. Una “nascita di Roma” attuale e importante.
Prendetela come vi pare: una piccola lezione di art direction o il farneticante pensiero di un matto.
Nota: quello proposto è un particolare della foto originale, la scelta di non vederla per intero non è dovuta a una ricerca di art direction ma solo a un problema tecnico.
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