Mi ha colpito questa pagina voluta dall’Università internazionale Link Campus che ha dato vita all’operazione “In Regola” con l’approvazione del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali (non sarà troppa fatica per un Ministro solo?). Mi hanno colpito i segni che ci sono e i segnali che mandano. A prima vista positivi, anzi a una prima lettura: “Regole. Perché la fortuna non è prevista dal contratto”, il titolo, sembra rassicurante, così serio e responsabile. Vuole dire che ci vuole coscienza e senso civico da parte di tutte le parti in causa, e che il primo protagonista della tua sicurezza sei tu. Sei tu a dover pretendere di lavorare nella legalità e nel rispetto delle regole perché è un tuo diritto e perché solo così si possono limitare i rischi nella piena tutela della salute di chi lavora e la serenità di chi fa impresa.
Bene.
Però quell’involontario “negative approach” che c’è nel visual mi distrae e mi trascina in un mondo fatato di putipù e di euforia imprudente: il mondo degli ottimisti incalliti. Di tutti quelli che pensano “… ma poi, proprio a me mi deve capitare?” e che per riuscire a moltiplicare le opportunità d’impiego, saltano il passaggio del buonsenso e della legalità. E finiscono per accettare un posto di lavoro che non prevede nè le certezze di un contratto regolare né l’applicazione di alcuna regola.
Allora c’è da correggere almeno il titolo, per esempio:
Lavoro. La prima regola è il contratto.
E poi, visto che ci siamo, un visual che metta in primo piano i rischi (Il traliccio della gru) ed eviti di risolvere la tragedia quotidiana delle morti sul lavoro con un corno rosso e uno sgubbio.
Buon lavoro.
A me sembra di notare una discrepanza tra il titolo ed il visual… il lavoratore tutto sommato sembra ben equipaggiato: è vero, ha i corni, ma anche casco, guanti, moschettone. Non avrebbe colpito di più un uomo con il solo corno rosso e nient’altro?
