“Davanti alle immagini di Ghisoland si ha l’impressione
di aver sfiorato il mistero della creazione allo stato puro
e la consapevolezza di non poterlo capire
fino in fondo”.
(Christian Caujolle)
Nato nel 1878 a La Bouverie, dal 1897 al 1902 lavorò come assistente fotografo nella vicina città di Mons. Suo padre minatore volendogli evitare la sua stessa durissima e pericolosa vita lo aveva destinato al mestiere di falegname ma la morte improvvisa del fratello, che si occupava di fotografia, decise la sua strada.
Nel 1902 si trasferì con la famiglia a Framieres e aprì un negozio di fotografia al piano terra della loro casa.
E da quello studio non uscì mai più. Per tutta la vita, fino al 1939, fotografò gli abitanti della città che ricorrevano a lui per un ritratto in occasione di una ricorrenza familiare o solamente per un documento di identità.
La regione del Borinage è zona di miniere e lì si erano trasferiti polacchi, italiani, greci e marocchini, le cui origini traspaiono in diversi ritratti di Ghisoland.
Delle circa 90mila lastre custodite in scatole a disposizione dei clienti ne sono rimaste meno della metà ma fortunatamente già suo figlio Edmond e poi il nipote Marc ne hanno curato la conservazione.
Nelle immagini di Ghisoland si esalta la magia del contrasto: da una parte il set tradizionale, le luci accurate e senza effetti, i pochi semplici arredi e i fondi dipinti con soggetti comuni, dall’altra la forza espressiva delle persone ritratte.
Questa galleria umana costituisce una popolazione di individui che vivono il disagio dello specchio, di proletari che tengono la posa con imbarazzo e non vedono l’ora che tutto finisca.
Volti quasi impassibili che non sorridono o lo fanno con difficoltà, bambini cresciuti troppo in fretta e adulti congelati allo stato d’infante. Il tutto è talvolta esasperato da costumi vagamente surreali che poco hanno a che fare con quei volti segnati che non vogliono essere belli ma solo veri.
Anche nei ritratti destinati ai documenti d’identità c’è la stessa straneità fatta di dolore interiore e fierezza. Espressioni dure e marcate per vincere la tensione e il disorientamento.
E il mistero di queste fotografie è proprio nello sguardo del cercatore di anime che fonde il virtuosismo dell’artigiano all’estro del genio.
L’artista con il suo lavoro quotidiano che, dopo giorno dopo giorno lo spinge ad arricchire la sua tavolozza senza volerla mai immaginare definitiva.
