La notizia del giorno è che la scultura del beato JP II subirà un ritocchino.
A questa decisione si è arrivati dopo una scia di polemiche, dallo scorso 18 maggio, data dell’inaugurazione della statua del Papa collocata nei giardinetti di fronte alla Stazione Termini di Roma, cointestata da quel giorno al pontefice che tutti vogliono da sempre santo subito.
E da subito non è piaciuta l’opera dello scultore Oliviero Rainaldi, nonostante l’approvazione del bozzetto presentato al Comune di Roma e all’archeologo Francesco Buranelli, segretario della pontificia commissione per i beni culturali della Chiesa. Non è piaciuta e ”va tolta perché ci fa fare brutta figura con i turisti”, non è piaciuta anche se presentata con enfasi littoria dal sindaco Alemanno: ”… lascia una traccia indelebile nella porta d’accesso della città”, non è stata gradita neanche dall’associazione “Riva destra” (!) vicina al Pdl romano che già il 28 maggio comunica “… quasi mille firme sono state raccolte stamattina in meno di due ore per chiedere l’immediata rimozione della statua” e continua richiedendone la sostituzione con un’altra che celebri la memoria di Wojtyla in maniera più acconcia.
Non piace proprio a nessuno: “Pecca di scarsa riconoscibilità” e sembra “una garitta, sormontata da una testa del Papa eccessivamente sferica” in più mostra il retro a chi esce dalla stazione e si avvia verso piazza della Repubblica.
In realtà, nonostante i suoi cinque metri d’altezza la si scorge all’improvviso dopo un’ultima evoluzione fra i chilometrici bandoni di metallo che limitano le zone dei lavori per la terza linea della metropolitana che ormai viaggia alla velocità della Salerno-Reggio Calabria.
Ma poi, ci chiediamo finalmente al cospetto dell’opera, a quale papa dovrebbe somigliare? A quello giovane e aitante dei giorni del suo insediamento o a quello gonfio e stanco delle ultime ore di sadica esposizione?
L’opera d’arte d’essere guardata, capita e rispettata, sempre. E l’artista ha sempre ragione. Se si limita la lettura di un’opera alla misurazione della somiglianza e dell’aderenza al “modello” stiamo freschi. Forse dipende dal fatto che la firma dell’autore non è di quelle pesanti o alla moda e che la critica ufficiale non l’abbia ancora battezzata come capolavoro. Chissà? In un viaggio di alcuni mesi fa ho visitato la bella e storica città di Avignone dove ho avuto la buona sorte di incontrare un gruppo di giovani, ragazzi e ragazze, con cui ho trascorso alcune ore. A dire il vero tra queste ultime non ne ho notato nessuna che somigliasse almeno a una delle demoiselles di Picasso, certo neanche lui ci pigliava granché con le somiglianze. E poi quel buontempone di Michelangelo che mi va a scolpire una donna che è madre di un ragazzo di trentatre anni mentre lei stessa ne dimostra si e no una ventina?
Invece conviene farlo subito un salto a Roma, prima dei ritocchini, per potersi fare un’idea personale di questa statua di papa che il suo mestiere -a mio modesto parere- lo fa bene. L’ispirazione è l’accoglienza, termine su tutte le prime pagine che raccontano dei forzati del Canale di Sicilia. Accoglienza, termine vago se lo si usa a caso, parola che non c’entra niente con l’ospitalità di cui tutte le regioni e i paesi d’Italia fanno la loro bandiera. Venite a vedere il vasto mantello che è lì ad accogliere chi ha bisogno di protezione, fosse pure uno dei senza casa che bivaccano nell’angolo all’ombra delle mura romane proprio lì accanto ai giardini della stazione.
E invece mi ha commosso questo Batman buono e gigante dal gonfio mantello, mi ha fatto sentire un po’ come il bambino della famosa fotografia che è alla base del bozzetto del Rainaldi. Mi è sembrato un super eroe moderno e dolente che testimonia la difficoltà a farsi strada nei cuori e nella comprensione di coloro che preferiscono censurare le scelte estetiche che non condividono continuando a godersela come pazzi alla visione dei mostruosi rotocalchi pomeridiani e serali di una tv sempre più omologata nel segno del brutto.
A tutti questi è dedicata l’ombra che la figura in bronzo stampa in terra: forse la sagoma delle orecchie del super pipistrello o forse, più meritatamente, un bel par di corna.


