Ecco un tv commercial di leggera commedia per principiare il 2012 senza musi.
In una delicata favola moderna si narra dell’amicizia e della stima che sempre devono accompagnare un rapporto tra individui. Certo, in questo caso, non si può parlare proprio di due individui visto che il più piccolo, pur dimostrando di avere sentimenti, non può vantare nient’altro di umano oltre la sensazione di solitudine che si ritrova a sperimentare per un trascurabile incidente di percorso.
La morale che se ne trae è che prima di uscire abbandonando la propria postazione sarà utile un ultimo controllo a tutte le proprie dotazioni: portafoglio con documenti in tasca, orologio riallacciato al polso, nodo della cravatta sistemato etc.
Tralasciare un solo elemento anche pur apparentemente secondario può creare una tragedia le cui conseguenze non sono sempre prevedibili.
Ecco a voi, in due tempi, la vicenda in tutta la sua crudezza.
Terribile vero? Non avete sofferto anche voi al fianco dell’umidiccio gommino ciancicato?
Ma vediamo lo sviluppo della faccenda sperando in un colpo di scena.
Ecco un’incredibile indicazione culinaria per papille esigenti nel pieno rispetto della migliore tradizione orientale.
Il pesce crudo è ormai diventata una fissazione dei gourmet di ogni paese e qui, finalmente, si tratta di andare appena un poco più in là portando in tavola, per la vigilia del prossimo Santo Natale, pesce assolutamente fresco, “vivo” come direbbe Giggino ‘o Pesciaiuolo.
Alla faccia di Ulisse e di tutti gli altri farneticanti navigatori ubriachi di rhum e beccheggio ecco a portata di forchetta (o di chopstick) una sapida leccornia servita senza salsa e senza mito.
Altro che brodo di cavallette!
Per le prossime festività ho già prenotato un posto in Business Class su un volo Singapore Airlines e tanti saluti alla compagnia.
Per sicurezza mi terrò in tasca una salvietta al succo di limone da strofinare sulle dita in caso di salmastro persistente.
Se volete provare che gusto c’è, l’indirizzo è questo e buon appetito:
Playground Big Splash
902 East Coast Parkway
Singapore 449874
Agenzia: Forte, Singapore
Art director: Albert Lee
Copywriter: Zhiwei Xu
Fotografo: Louis Chew, Stardust
Elaborazione dell’immagine: Chew Peng, Stardust
Non fiori ma opere di bene. Porto alla vostra attenzione questa pagina studiata per Amnesty International da una agenzia slovena per almeno un paio di buoni motivi. Il primo e più importante, è la grande semplicità con cui riesce a fermare l’attenzione dello sfogliatore di giornale sul tema della pace e della libertà dei popoli. E questo è il mestiere della comunicazione.
Il secondo, che definirei più tecnico, si riferisce all’ultima voce della lista dei credits, in basso, sotto la foto. Accanto a “fotografo:” compare la dicitura “foto di repertorio”, comprata da una banca di immagini insomma. Ecco, la considerazione è questa: l’immagine è quella giusta, drammatica senza eccessi, oggettiva e realistica, corretta. Infatti l’idea non è l’immagine per quello che è:
i creativi ne hanno utilizzato solo la capacità di racconto piegando il contenuto dell’immagine all’idea stessa.
Voglio dire che la parte buona del lavoro dei creativi sta a monte della scelta della foto fra quelle presenti nell’offerta della banca di immagini. L’idea nasce prima della ricerca nel repertorio. L’idea c’è e la foto del soldato che (NON) spara (PIU’) la esplicita: avrebbe potuto pure esserci un’altra foto e nulla sarebbe cambiato.
Poi si può aggiungere che il “trattamento” ha previsto che il dito infilato nella canna appartiene a una manina da computer e ciò dichiara una scelta di linguaggio che fa riferimento a un pubblico giovane e/o giovanile.
E allora, alla fine di tutto questo? Niente, è solo per ribadire che nella scaletta dell’ordine di uscita compaiono prima ideazione, progetto, idea, e poi, solo dopo, eventuale ricerca dell’immagine visto che si ha già chiaro in mente il tipo d’immagine che ci vuole.
Cliente: Amnesty International
Agenzia: Pristop, Ljubljana, Slovenia
Art director: Martina Kokovnik
Copywriter: Drago Mlakar
Direttore creativo: Aljosa Bagola
Fotografo: Foto di repertorio, Shutterstock
In bulgaro sarebbe Приятен път, quello del titolo è rumeno. Un amico vecchio che vive all’angolo della strada che percorro ogni mattina invece dice: drum bun che sarebbe più adatto per chi vuole augurare un buon viaggio a chi parte con la musica in testa. Questo piccolo intermezzo è dedicato a tutte le Thelma e Louise e pure a tutti i Luigi e Telmo che cercano senza sosta nuovi orizzonti. La colonna sonora è di Taraf de Haïdouks, un manipolo di musici stravaganti e virtuosi.
Dove c’è barilla c’è casa, dove c’è casa c’è donna. Casa-dolce-casa, un bel quadretto su cui il sole gioioso non tramonta mai.
Ci fanno crescere con certezze come queste: amore diffuso e calore domestico pure quando dietro quella porta chiusa s’accende una discussione che si spegne in lunghi silenzi. Il protagonista assoluto di tragedie culturali così è quasi sempre una donna, madre, figlia o sorella che sia.
E per questo ci vogliono associazioni che nascono per tutelarne i diritti -sembra assurdo- come se le donne fossero panda o delfini. Per condannare atteggiamenti che sanno di cavernicolo e indipendentemente da ogni religione e convinzione, esiste “Terres des Femmes”.
TERRE DES FEMMES è una organizzazione no-profit per i diritti umani delle donne e delle bambine che attraverso la creazione di reti internazionali, sostiene con azioni di relazioni pubbliche, promozioni, aiuto e sostegno a singoli progetti, finalizzate alla difesa di donne e ragazze. E s’impegna a garantire che le donne e le ragazze possano vivere con eguali diritti e godendo di una vita autodeterminata.
Terres des Femmes con Publicis Wien lancia questa campagna di sensibilizzazione sullo stato di prigionia patito da tante donne in un paese portato come esempio di civiltà, qualità dei diritti civili e benessere economico: la Svizzera. Incredibile ma vero, ma poi così tanto incredibile?
E veniamo agli aspetti tecnici e ai contenuti visivi della campagna.
Il titolo: In Svizzera più di mille donne vivono in cattività.
I visual: Le case dei tre ritratti-cartolina sono belle, borghesi e con giardino. Un vero “regno” dove la titolare può vivere felicemente allevando la sua progenie e guardando i talk show in tivù. L’importante è che non alzi la cresta e che non si metta a desiderare cose (e luoghi) non adatti a lei. C’è perfino un curatissimo giardino con tanto di muretto di recinzione (alto) e fioriere ovunque, c’è il tetto a spioventi per far scivolare la neve e la pozza con i pesci rossi che guizzano muti come falsi testimoni. Un piccolo paradiso. In tali invidiabili condizioni perché mettersi a immaginare altro!
E se solo il geometra non avesse dimenticato di aprire qualche vetrata qua e là lungo il perimetro, ci sarebbe anche un bel sole ad illuminare l’insensibilità carogna del padron di casa.
Per essere chiari bisogna essere crudeli.
Cliente: Terres des Femmes
Agenzia: Publicis Group Austria, Vienna
Creative Direttore: Florian Beck, Marion Mojon
Art Director: Thomas Berger
Copywriter: Florian Birkner, Johannes Jost, Roland Wetzel
Matematica semplice illustrata in modo chiaro. La macchina pesa un certo tot e per spostarla ce ne vuole. Più diventa leggera e più diventa facile farla filare a tutta birra (o tutto fieno?). Volkswagen per mezzo di Doyle, Dane e Bernbach ci mostra come: prendete un cavallo potente e resistente e convincetelo a galoppare robusto alla meta, lo convincerete più facilmente se il conduttore sarà un fantino-ino di meno di sei chili. Hop hop cavallone.
La ricetta elementare del rapporto peso-potenza e la spocchia di un’auto che sa di essere amata anche quando non è ritratta con ruote sterzate, assetto cattivo e rosso fuoco, e nella pagina pubblicitaria non si vede per niente.
Ci vuole pure che si tratti di una GTI e che i creativi siano di quelli bravi.
VROOOOOOOOUM.
Agenzia: DDB Berlin
Cliente: Volkswagen
Art director: Marc Wientzek
Copywriter: Sebastian Kainz
Direttore creativo: Bert Peulecke, Stefan Schulte
Fotografo: Sven Schrader, Yann Arthus-Bertrand
Ecco qui un esempio di una forte idea che diventa formidabile grazie a una realizzazione curata fino allo sfinimento. La brava art director spagnola Agnes Aran (a proposito provate a guardare qualche immagine de “L’uomo di Aran” film drammatico e documentario poetico del 1934 di Robert J. Flaherty), ha cercato e trovato in Peter Frendick -che è invece un artista ungherese- il talento giusto per dare vita a questi suoi esseri fantastici che s’avviano con passo lento e incedere molto british verso una tavola che immaginiamo imbandita con ogni ben di dio.
La qualità del pasto che gli amorevoli padroncini stanno per servire ai loro amati volatili è certificato da tutto lo sfacciato lusso che si respira in queste preziose e ironiche immagini barocche.
Che altro si può aggiungere?
Solo che l’idea che si forma nella testa va alimentata col becchime della ricerca paziente, acuta e puntigliosa del modo migliore (e unico) che le permetterà di spiccare il volo raro della fascinazione.
Provare per credere.
In becco al passero.
L’elenco dei responsabili di bordo:
Cliente: Nestlè Petcare, Friskies-Nido
Agenzia: DDB Espana
Art director: Agnes Aran
Copywriter: Isabel Martinez
Illustratore: Peter Fendrick
Direttore creativo: Turi Tollesson, Richard Browse
Due campagne francesi dedicate all’irrisolvibile problema del brutto rapporto che gli umani hanno con la natura e, più precisamente, con il bel mare blu che lambisce chilometri e chilometri di coste.
Come perfidi e miopi vicini sporcaccioni si ostinano (gli umani) a dimenticare che tutto ciò che si semina poi si raccoglie -tempesta compresa- e ogni giorno centinaia di migliaia di abusi continuano a essere perpetrati ai danni delle onde e dei loro abitanti. Ogni giorno tonnellate d’immondizia vengono scaricate a intorbidire le trasparenze cristalline senza mai ricevere in cambio sanzioni significative. Ogni giorno chi difende il mare perde la sua partita e chi vince continua ad ignorare il disastro che sta costruendo per tutti. Surfirider Foudation è una delle associazioni che s’impegna per mettere una pezza a questa situazione immutabile nei decenni e lo fa anche con una comunicazione molto secca e precisa che non ignora una forte componente estetica che attira per la sua “bella” forma.
Nell’ultima campagna affissione ci mostra le orribili malefatte umane nei confronti del mare e delle sue creature con uno stile narrativo che ha il gusto della favola e del racconto d’avventure in cui affascinanti illustrazioni cercano di imbellire lo scandalo visivo ottenendo, ad arte, l’effetto contario che butta nella cupezza del senso di colpa. Magari bastasse! Ma almeno è un tentativo.
Cliente: Surfrider Foudation
Agenzia: Young & Rubicam Paris, Boulogne-Billancourt
Art Director: Grégory Jeanjacquot
Copywriter: Nicolas Gérard
Direttore creativo: Les Six
Illustrator: John Paul Thurlow
In una campagna del 2009 la stessa fondazione aveva scelto un tono di voce più duro per coinvolgere gli autori dei misfatti con la presentazione delle conseguenze delle proprie inattenzioni nei confronti della natura. Due modi diversi per raggiungere lo stesso obiettivo. Quasi quasi mi piace di piuù questo che condanna e punisce… Forca e manette? Se solo il mare potesse diferdersi.
Cliente: Surfrider Foundation
Agenzia: Young & Rubicam, Paris
Art director: Bernard Lebas
Copywriter: Loic Froger
Onorate il dolce brivido del terrore, la notte delle streghe e dei morti è in arrivo. Dall’estremo Oriente questa ennesima copia alla maniera dell’Arcimboldo ed è proprio bella e terribile.
Il clown superdentato morde con fantasia la voglia collettiva di Halloween proponendo dolcezze di mille colori: gelatine trasparenti e lecca lecca, pastiglie e canditi. Gioia per le papille e anche per gli occhi.
Una bella prova di qualità realizzativa per un’idea che sta tutta nel piacere di sorprendere e divertire. Una doppia pagine a cui certamente nessuno potrà sfuggire.
Agenzia: ACE Saatchi & Saatchi
Cliente: Tiger Biscuits (Kraft Phils)
Art director: Carl Urgino
Copywriter: Andrew Petch
Direttore creativo: Abe Medenilla
C’è un luogo comune che si riferisce alla proverbiale freddezza del popolo germanico; questa attitudine si riflette sui comportamenti degli individui e diventa una specie di teorica, di modo di vivere.
Anche presso gente non proprio latina come gli ucraini questo maniera d’immaginare lo spirito tedesco sembra essere quello riconosciuta. Ecco che, per rappresentare la calma olimpica e il distacco cosciente da un problema tanto sentito come quello dell’economia, la Ogilvy&Mather di Kiev mostra in questa pagina e una serie di tv commercial quanto la banca Forum del gruppo Commerzbank sappia mantenersi lucida nell’affrontare il quotidiano impegno della gestione dei risparmi e degli investimenti dei propri clienti. Il piccolo inarcarsi del sopracciglio dell’incantevole “bancaria” dimostra tutta l’attenzione e l’affidabilità con cui ogni momento complicato viene aggredito e risolto.
Una lezione per i nostri impiegati di sportello che si agitano e sudano a ogni più ingenua questione sollevata dallo speranzoso avventore. Agenzia: Ogilvy & Mather / Cliente: Bank Forum

















