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Affissione
Basta poco!
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A proposito di affissione ecco un esempio che chiarisce quanto l’asciuttezza del messaggio sia fondamentale se si hanno a disposizione solo pochi secondi per acchiappare l’attenzione e l’interesse del pubblico direttamente interessato ai contenuti che si propongono. Sulle strade si sfreccia avelocità sempre superiori ai 50 km/h e un cartellone interposto tra la nostra auto e la destinazione che ci accingiamo a raggiungere deve essere colto in una frazione di attimo.
Credo che questo obiettivo gli austriaci di Bluetango lo raggiungono in pieno usando una ricetta sicura sicura: semplicità e un pizzico di effetti speciali.

Agenzia: Bluetango WerbegmH
Cliente: Asfinag Autobahnen
Art director: Alexandra Fuggersberger
Copywriter: Mathias Newrkla
Direttore creativo: Johannes Newrkla


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globalizatio
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Un altro muro che cade, altre certezze che barcollano: Burger King invade con le sue carni trite, le rondelle di cipolla e i suoi cetrioli la grande madre Russia. Putin è servito, la polpetta è in tavola. I furboni dell’agenzia russa Instinct si richiamano ai fondamentali della cultura locale per indorare la pillola, come se qui da noi si mettesse un burgerking in bocca a Pulecenella. Ma l’effetto c’è e la comunicazione funziona. Un altro piano di conquista è lanciato, avanti il prossimo… McRussian?

Cliente: Burger King
Agenzia: Instinct
Art director: Areg Safaryan
Copywriter: Andrey Sivkov
Direttore creativo: Yaroslav Orlov, Roman Firainer


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neroliquirizia
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Il Jazz è nero per definizione, come la notte che accoglie le sue note, come la superficie specchiata del pianoforte e la pelle dei suoi campioni assoluti.
Bella esercitazione di packaging questa di Carlo Angelini per Liquirizia Amarelli di Rossano Calabro: classica, elegante e piena di ritmo.
I piccoli scrigni da custodire in fondo a una tasca diventano preziosi contenitori di squisitezza antica e rara. La liquirizia ha estimatori di ogni età e il suo gusto misterioso continua a sorprendere chi vi accede per la prima volta e a confermare al consumatore abituale la bontà della sua scelta.
Ben venga allora la lingua nera e buon ascolto a chi passerà anche solo una serata nei freschi giardini di Villa Celimontana ascoltando lo Standard preferito.

Cliente: Liquirizia Amarelli

Agenzia: Angelini Design

Art director: Carlo Angelini


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Immagine e somiglianza
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La notizia del giorno è che la scultura del beato JP II subirà un ritocchino.
A questa decisione si è arrivati dopo una scia di polemiche, dallo scorso 18 maggio, data dell’inaugurazione della statua del Papa collocata nei giardinetti di fronte alla Stazione Termini di Roma, cointestata da quel giorno al pontefice che tutti vogliono da sempre santo subito.
E da subito non è piaciuta l’opera dello scultore Oliviero Rainaldi, nonostante l’approvazione del bozzetto presentato al Comune di Roma e all’archeologo Francesco Buranelli, segretario della pontificia commissione per i beni culturali della Chiesa. Non è piaciuta e ”va tolta perché  ci fa fare brutta figura con i turisti”, non è piaciuta anche se presentata con enfasi littoria dal sindaco Alemanno: ”… lascia una traccia indelebile nella porta d’accesso della città”, non è stata gradita neanche dall’associazione “Riva destra” (!) vicina al Pdl romano che già il 28 maggio comunica “… quasi mille firme sono state raccolte stamattina in meno di due ore per chiedere l’immediata rimozione della statua” e continua richiedendone la sostituzione con un’altra che celebri la memoria di Wojtyla in maniera più acconcia.
Non piace proprio a nessuno: “Pecca di scarsa riconoscibilità” e sembra “una garitta, sormontata da una testa del Papa eccessivamente sferica” in più mostra il retro a chi esce dalla stazione e si avvia verso piazza della Repubblica.
In realtà, nonostante i suoi cinque metri d’altezza la si scorge all’improvviso dopo un’ultima evoluzione fra i chilometrici bandoni di metallo che limitano le zone dei lavori per la terza linea della metropolitana che ormai viaggia alla velocità della Salerno-Reggio Calabria.
Ma poi, ci chiediamo finalmente al cospetto dell’opera, a quale papa dovrebbe somigliare? A quello giovane e aitante dei giorni del suo insediamento o a quello gonfio e stanco delle ultime ore di sadica esposizione?

L’opera d’arte d’essere guardata, capita e rispettata, sempre. E l’artista ha sempre ragione. Se si limita la lettura di un’opera alla misurazione della somiglianza e dell’aderenza al “modello” stiamo freschi. Forse dipende dal fatto che la firma dell’autore non è di quelle pesanti o alla moda e che la critica ufficiale non l’abbia ancora battezzata come capolavoro. Chissà? In un viaggio di alcuni mesi fa ho visitato la bella e storica città di Avignone dove ho avuto la buona sorte di incontrare un gruppo di giovani, ragazzi e ragazze, con cui ho trascorso alcune ore. A dire il vero tra queste ultime non ne ho notato nessuna che somigliasse almeno a una delle demoiselles di Picasso, certo neanche lui ci pigliava granché con le somiglianze. E poi quel buontempone di Michelangelo che mi va a scolpire una donna che è madre di un ragazzo di trentatre anni mentre lei stessa ne dimostra si e no una ventina?

Invece conviene farlo subito un salto a Roma, prima dei ritocchini, per potersi fare un’idea personale di questa statua di papa che il suo mestiere -a mio modesto parere- lo fa bene. L’ispirazione è l’accoglienza, termine su tutte le prime pagine che raccontano dei forzati del Canale di Sicilia. Accoglienza, termine vago se lo si usa a caso, parola che non c’entra niente con l’ospitalità di cui tutte le regioni e i paesi d’Italia fanno la loro bandiera. Venite a vedere il vasto mantello che è lì ad accogliere chi ha bisogno di protezione, fosse pure uno dei senza casa che bivaccano nell’angolo all’ombra delle mura romane proprio lì accanto ai giardini della stazione.
E invece mi ha commosso questo Batman buono e gigante dal gonfio mantello, mi ha fatto sentire un po’ come il bambino della famosa fotografia che è alla base del bozzetto del Rainaldi. Mi è sembrato un super eroe moderno e dolente che testimonia la difficoltà a farsi strada nei cuori e nella comprensione di coloro che preferiscono censurare le scelte estetiche che non condividono continuando a godersela come pazzi alla visione dei mostruosi rotocalchi pomeridiani e serali di una tv sempre più omologata nel segno del brutto.
A tutti questi è dedicata l’ombra che la figura in bronzo stampa in terra: forse la sagoma delle orecchie del super pipistrello o forse, più meritatamente, un bel par di corna.


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Batpsssssss
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E’ vero quando si beve più del solito è meglio mantenersi nei pressi del luogo deputato allo smaltimento dei liquidi in eccesso. E ognuno dispone del proprio, il più adeguato al genere di appartenenza, di solito segnalato in maniera ben visibile, stampato sulla porta del locale di servizio.
Ma se si decide di bere qualcosa di veramente straordinario ecco che c’è bisogno di un localetto come si deve in cui raccogliersi in pace ad evacuare. Gli instancabili pellegrini della notte che svolazzano zigzagando tra una caverna luminescente e un cunicolo tambureggiante scelgono spesso le sensazioni forti di un alcolico compagno dagli ambrati lampi esotici. Bum-bum: gli umori caraibici frizzano in fondo alle narici e rotolano gorgogliando giù per il gargarozzo… alla fine pare di volare!
Niente Batmobile però, l’etilometro in questi casi è implacabile e l’inamovibile platano nel viale lo è ancora di più. In questi casi per abbandonarsi ai superpoteri basta appollaiarsi a capa sotto e gustarsi il mondo con i favori di una prospettiva diversa.

Ricordatevi di bere in maniera responsabile, cioè un po’ di meno, cose veramente buone.

Bacardi
Agenzia : McCann-Erickson Belgium
Cliente: Bacardi
Art director: Eric Vanden Broeck
Copywriter: Patrick Pinchart
Direttore creativo: Toni Hertz
Fotografo: Philippe Schmillen


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Repetita iuvant
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Forse l’unico caso sopportabile di campagna stampa multisoggetto con lo stesso visual ripetuto due volte.
Di solito sarebbe meglio evitare… Si è già detto e ridetto che -chi legge- potrebbe non accorgersi delle differenze che ci sono nei titoli e saltare quella che valuta una seconda lettura di un qualcosa “già visto”.
Però, stavolta, dato il nobile fine e sapendo delle resistenze del target a capirla fino in fondo, ci sta.
Notevole collezione di protesi! Tutto un campionario di pezzi di ricambio per giovani automobilsti con la testa di pupazzo.

Impressionante quanto deve, e spietata come serve.

Nel primo soggetto si narra degli innesti possibili prima dell’eventuale e risolutivo trapianto di fegato, nel secondo della grande chance che pasticche e surrogati forniscono a chi ama muoversi liberamente e senza freni. Convincente, direi.
Sarà per quei due grandi occhi fissi, per l’incarnato dalle sfumature esotiche, per i rassicuranti innesti in kevlar e carbonio, sarà per quell’atmosfera di tecnologia fine che si respira… Finché dura.

Buon viaggio.

Agenzia : McCann-Erickson Switzerland
Cliente: VFS-Associazione dei familiari delle vittime della strada
Art director: Urs Hartmann
Copywriter: Stefan Gigon
Direttore creativo: Frank Bodin
Fotografo: Urs Maurer


Articoli
ritratti del Borinage
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“Davanti alle immagini di Ghisoland si ha l’impressione
di aver sfiorato il mistero della creazione allo stato puro
e la consapevolezza di non poterlo capire
fino in fondo”.

(Christian Caujolle)

Nato nel 1878 a La Bouverie, dal 1897 al 1902 lavorò come assistente fotografo nella vicina città di Mons. Suo padre minatore volendogli evitare la sua stessa durissima e pericolosa vita lo aveva destinato al mestiere di falegname ma la morte improvvisa del fratello, che si occupava di fotografia, decise la sua strada.
Nel 1902 si trasferì con la famiglia a Framieres e aprì un negozio di fotografia al piano terra della loro casa.

E da quello studio non uscì mai più. Per tutta la vita, fino al 1939, fotografò gli abitanti della città che ricorrevano a lui per un ritratto in occasione di una ricorrenza familiare o solamente per un documento di identità.

La regione del Borinage è zona di miniere e lì si erano trasferiti polacchi, italiani, greci e marocchini, le cui origini traspaiono in diversi ritratti di Ghisoland.
Delle circa 90mila lastre custodite in scatole a disposizione dei clienti ne sono rimaste meno della metà ma fortunatamente già suo figlio Edmond e poi il nipote Marc ne hanno curato la conservazione.

Nelle immagini di Ghisoland si esalta la magia del contrasto: da una parte il set tradizionale, le luci accurate e senza effetti, i pochi semplici arredi e i fondi dipinti con soggetti comuni, dall’altra la forza espressiva delle persone ritratte.
Questa galleria umana costituisce una popolazione di individui che vivono il disagio dello specchio, di proletari che tengono la posa con imbarazzo e non vedono l’ora che tutto finisca.

Volti quasi impassibili che non sorridono o lo fanno con difficoltà, bambini cresciuti troppo in fretta e adulti congelati allo stato d’infante. Il tutto è talvolta esasperato da costumi vagamente surreali che poco hanno a che fare con quei volti segnati che non vogliono essere belli ma solo veri.

Anche nei ritratti destinati ai documenti d’identità c’è la stessa straneità fatta di dolore interiore e fierezza. Espressioni dure e marcate per vincere la tensione e il disorientamento.

E il mistero di queste fotografie è proprio nello sguardo del cercatore di anime che fonde il virtuosismo dell’artigiano all’estro del genio.
L’artista con il suo lavoro quotidiano che, dopo giorno dopo giorno lo spinge ad arricchire la sua tavolozza senza volerla mai immaginare definitiva.


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quasi facile
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Una lunga scuola e tanta passione ma anche coraggio e buona volontà. Ecco un bell’esempio per costruire una storia d’immagini piena di fascino senza spendere un soldo.
Donato Sansone è un animatore e filmmaker diplomato al Dipartimento di Animazione del SNC-Centro Sperimentale di Cinematografia. Ha già realizzato diversi lavori tra cui i video clip “La Vedova Bianca” degli Afterhours, “Red in My Eye” dei LNRipley e la sigla di presentazione del Torino Traffic Festival 2009. Nel 2004 il Bellaria Film Festival gli ha dedicato una personale con tutti i suoi corti di animazione, realizzati fra il 2001 e il 2003: Milkyesyes, Donnalbero, Manigirevoli, Mutadinafina, Love Cube, SNC Video, Milkyeyescazzone, Natalemilky.
Questo è il suo ultimo lavoro. Realizzato con la tecnica di ripresa a passo uno, è ispirato ai flip book, quei magici libricini con un disegnetto nell’angolo che cambia un po’ da pagina a pagina e che, sfogliato in fretta, fa nascere un movimento fluido che sorprende.
Molto felice è anche la scelta dell’audio che dà vita all’animazione sottolineando le azioni e aggiungendo il calore partecipe di un pubblico che non vediamo ma di cui non si può fare a meno di condividere l’entusiasmo.


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Salvar-si-si-può
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Non è un gorgheggio da tenore, è solo uno sciocco gioco di parole.
Pardon.
Che simpatica trovata! Abbiamo visto Samsonite usate come slittini e lanciate giù per dirupi, elefanti baldanzosi che ci giocano al tappeto elastico… Però, un cartoncino di istruzioni per l’uso così rassicurante nessuno lo aveva mai proposto. Digerito il vago senso iettatorio rimane il gusto di una ironica dichiarazione di qualità assoluta da parte di un leader di mercato che si può permettere il lusso di divertirsi e divertire. Per dirla come Massimo Lopez: una Samsonite ti salva la vita.

Agenzia :TBWA/Campaign Company (Belgio)
Cliente: Samsonite Europe NV
Art director: Arian van Woensel, Ferry van Tongeren
Copywriter: Arian van Woensel, Ferry van Tongeren
Illustratore: Arian van Woensel, Ferry van Tongeren
Fotografo: Carlfried Verwaajen


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dead man
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Tre minuti e mezzo di assoluta trance. Guardate e ascoltate questo incredibile trailer del film “Dead Man” (Jim Jarmusch, 1995). Un giovane Johnny Depp è lì a perdersi in un selvaggio west arcaico, fangoso e tutt’altro che epico. Vivete la visione reale dell’asprezza delle terre di conquista da parte di uomini e donne che osano sfidare una natura pronta in ogni momento a respingerli o a ingoiarli nell’incubo.
Non è posto per gente normale e i nativi capiscono che ormai non è più un posto buono neanche per loro. Sangue scorre. E scorrono gorgogliando le note della chitarra di Neil Young a commento e sperimentale contrappunto di una metafora della vita nella morte. Di quella nuova vita che talvolta nella morte si cerca sperando che davvero esista: per un lieto fine che certe volte è impossibile perché ad essere lieto non c’è stato neanche l’inizio.
“Se le porte della percezione venissero sgombrate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito”.
In queste parole del poeta inglese William Blake c’è la possibile chiave di lettura del viaggio del protagonista della storia che Jarmusch ha voluto chiamare proprio così nel suo film. Il contabile Blake è lì e comincia a morire, anche per lui c’è uno Stige da navigare, un fiume di lamenti di antiche tribù che hanno smesso di esistere perché la Storia ha iniziato a dar loro torto. Un altro grande film che oltre l’epica della nuova frontiera, ci svela l’arcano della genesi di un Nuovo Mondo che nasce affondando il tacco nella polvere di una cultura che sembra non occorrere più.


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