Be happy.
L’abusata faccetta gialla si affaccia ancora una volta nel mondo dell’advertising. Giustificate e ingiustificate, si sono viste un sacco di volte, però stavolta è meglio: l’agenzia e delle migliori e più creative e l’idea in linea con lo stile e il tono di comunicazione della marca di automobili che da sempre ci tiene a regalare ai suoi clienti acquisiti e potenziali un momento di simpatico relax.
Di bello c’è anche che il tutto è impacchettato in un layout classico, asciutto e perfino austero. Nessuna concessione a modernismi o tagli avventurosi, un impianto grafico e tipografico dei più collaudati per la fruizione immediata di tutti i contenuti, dal visual accattivante al lungo testo pieno di indicazioni tecniche, dati prestazionali e perfino il prezzo di vendita.
Una esplosiva miscela di razionalità: svizzeri fino al midollo, di più, svizzeri tedeschi.
Glücklich sein.
Agenzia : Lowe Switzerland
Cliente: Volkswagen
Art director: Alfred Burkard, Philipp Strauli
Copywriter: Ueli Haller, Lukas Schmid
Direttore creativo: Mark Stahel
Designer: Philipp Kropf
Tocco leggero e ironia: Ingredienti facili da reperire se li si coltiva con cura nell’orto di casa. E poi bisogna impegnare i muscoli buoni, cuore compreso senza il timore di esaurire le forze. Perché certi superpoteri si sostengono con un impegno che non deve conoscere affolosciamenti e disamori.
E’ il lavoro dell’atleta! Allenamento, preparazione, alimentazione, metodo, determinazione, coraggio, umiltà e visione di gioco.
E per questi giochi paralimpici d’Australia la squadra portoghese dimostra d’essersi preparata a dovere. Lo sanno gli atleti di tutte le discipline e lo apprezzano i loro parenti, i tifosi e chiunque sappia vedere oltre ogni tipo di ostacolo o barriera.
Mi sembra una bella metafora dello sforzo e del risultato. Ed è un vero piacere vedere che un super eroe è tale anche se, sotto il mantello, nasconde solo le armi della volontà e un implacabile desiderio di vivere.
Agenzia: Young & Rubicam Portugal
Cliente: Federacao Portuguesa de Desporto Para Deficientes
Art director: Lourenco Tomaz
Copywriter: Tereza Pinto Leite
Direttore creativo: Elisabete Vaz Mena, Cristiano Zancuoghi
Illustratore: Lourenco Tomaz
Max era Max
più tranquillo che mai,
la sua lucidità…
Smettila, Max,
la tua facilità…
non semplifica, Max.
Max
non si spiega,
fammi scendere, Max
vedo un segreto
avvicinarsi qui, Max.
Sembrano proprio dedicate a Max Cannon queste liriche di Paolo Conte.
Ed è davvero incorregibile Max! Anche in questa ennesima gelida risposta del suo eroico Ted c’è l’energia di chi vuole sfuggire a tutti i costi i luoghi comuni. Al bando le abitudini delle serate rilassanti e imponiamoci il prurito del nuovo.
Sabato sera me ne resto a casa a leggere un pezzo di “The Spirit” di Will Eisner e a lucidare gli argenti di famiglia.
Un buon consiglio per un brivido? Una porzione generosa di Calvados in un grosso calice panciuto.
Cattivi islandesi. Non perdono occasione per far venire i sensi di colpa a chi ha certe legittime passioni! Che ci sarà di male nel vedere anche nella donna un bisogno primario come dormire, socializzare o mangiare? Uffa, sempre a fare i bacchettoni, sempre a rimandare la vecchia tiritera del rispetto per la donna.
E finiamola una volta per tutte. Sono argomenti d’anteguerra (quale, l’ultima?) e non se ne può più! Ci sono stati congressi e lotte di piazza: la liberazione della donna festeggia i suoi primi decenni e ancora si tenta di tornare indietro con ’sta storia della dignità e della partecipazione paritaria. Lo capite che siete rimasti legati all’età della pietra dei rapporti sociali? Datevi una calmata.
Anzi, fate di più, aprite il quotidiano di oggi e provate a trovarci una -dico- una sola notizia che ricordi seppur lontanamente questa faccenda delle donne e del loro corpo.
Cliente: Centro antiviolenza Stigamot
Agenzia: Hvìta Hùsid
Designer: Stefan Einarsson
Sito: http://www.hvitahusid.is/
Una nuova secca comunicazione di Golia Activ, la micropastiglia che da tempo comunica la sua simpatia gelata.
Stavolta, in una pagina tutta nera, l’accento viene messo sulla capacità fondamentale che tanto attrae il pubblico di riferimento -quei giovani che fanno del gruppo la gaia forza del loro vivere- rassicurandoli con la promessa di immediati esiti aggreganti.
Nell’età dei Social Network e del Sociale a tutto tondo questo magico grimaldello funziona sicuramente. Fin dall’esplorazione completa della furbissima headline che rimanda ad altri termini inglesi a partire proprio da Socialize (socializzare), fino a Social (ovviamente) e Socialite (persona che appartiene all’alta società – The Bantam New College Dictionary). Senza trascurare Social e, se volete, Socialist.
L’invito è quello di non indugiare, ingollare lo zuccherino e aspettare che giovi: abbiamo già visto la pillola all’opera con birbanti sollevatori di gonne a pieghe e giovani bibliofili in preda a tempeste ormonali.
Facile no ? Un vero “allenatore della freschezza” sempre in prima linea per dare vigore alle nuove generazioni affiancandole nel duro impegno quotidiano della vita sociale.
La ricetta è semplice: cool&smart, con la certezza che anche l’alito non mollerà sul più bello.
Tuttavia, e in fondo, persiste un sentore di gelido riparo, di barriera fredda e un retrogusto di impenetrabile distanza tra il desiderare e il fare: con il rischio di un conseguente effetto “Big Chill”, che rimanda a quel grande freddo che Kasdan descrisse tanto bene nel suo film del 1983.
Prendetela come un’esercitazione.
Entrate in un’edicola, guardatevi attorno, aguzzate l’ingegno e mettete in moto il vostro senso critico. Analizzate le copertine delle centinaia di riviste esposte senza badare a generi, formati e tematiche; guardatele tutte, leggete tutto quello che c’è scritto sulla facciata patinata, spulciate tra immagini e colori ogni aspetto della comunicazione che vi colpisce già solo nel frontespizio. La copertina di una rivista riassume i contenuti e la missione di quella testata, ha l’obbligo di catturare l’appassionato del mondo a cui si rivolge e di conquistare nuovi adepti. E le armi di cattura sono sempre quelle, sempre le stesse: originalità, forza, intelligenza e semplicità. Quando ci sono questi quattro elementi il più è fatto e l’obiettivo è raggiunto.
La copertina della rivista qua sotto, per esempio, l’ho vista e mi ha immediatamente conquistato. Sarà per la citazione del film dei fratelli Coen, sarà per l’attualità e la drammaticità del tema (pensate che questo numero dell’Internazionale risale all’ultima settimana di novembre), sarà per quell’attrazione magica che la donna di Leonardo sempre alimenta… Sarà quel che sarà.
Però sembra incredibile che a oltre quarant’anni dai tempi del “ritorno delle streghe” in Italia ci siano ancora questi stessi titoli ad esprimere ancora gli stessi rischi e questa realtà di grossolana arretratezza.
Forse bisognerà tornare in strada, donne e uomini insieme, per mettere di nuovo paura a chi pensa che di cose così non sia più il caso di parlarne. Perché è roba superata. E le liquidano come usurati ricordi di nostalgici snob e un po’ rimbambiti.
Una sciarpa bianca la collo e sarà quel che sarà.
Tremate.
Per il below the line ci vogliono idee semplici e dirette: eccone una. Il mito del Caffè Forte è una fissazione italica che ha a che fare con un certo machismo latente a cui non si riesce proprio a rinunciare. E l’eccellenza del vigore si prova mostrando i muscoli. Con il bicipite esposto a prova inconfutabile e, in aggiunta, una velata carica allusiva che garantisce il sorrisino complice dell’intontito mattiniero alla ricerca di una giornata finalmente buona.
Il caffè è un rito e anche un piacere! “E se non è buono, che piacere è?”
Cliente: Torrefazione Sarpi
Agenzia: Bates
Art director: Paola Bussa
Copywriter: Andrea Stanich
Direttore creativo: Roberto Vella
Fotografo: Carlo Paggiarino
Talvolta è la cosa più piccola a colpire maggiormente. In questo annuncio per Olaz Total Effects, il pay off, piccolo piccolo sotto il marchio, fa una proposta intelligente al consumatore e rende solida e credibile la promessa nascosta in un titolo che cerca la complicità di chi legge. Verrebbe da pensare: da donna a donna!
Ecco la magia dell’advertising. Quella capace di inventare l’attimo da spendere per fermarsi a guardare qualcosa, una volta tanto diversa, tra gli articoli di un giornale. Ma la creatività di questa pagina sta proprio nell’intelligenza e nella raffinatezza di tutti gli elementi messi… nero su bianco.
C’è un prodotto d’alta qualità che sceglie un orologio commerciale da poche decine di euro per diventare il magico congegno in grado di controllare il tempo. Lo trasforma in Macchina del Tempo! E la rotellina che scorre tra le dita riporta alla giovinezza e a quei toni dolci già conosciuti. Ovviamente, qui, a colpire è la metafora per intero. E il velato richiamo a un’autostima che sa valutare in maniera realistica ogni elemento per il valore vero che ha: il rapporto con la vita, con la passione dell’andare continuo verso il nuovo che è lì, sempre pronto a fornire nuove sensazioni e nuove esperienze.
Tic tac, tic tac, tic tac.
Cliente: Procter & Gamble
Agenzia: Saatchi & Saatchi
Art director: Guido Scamporrino
Copywriter: Alessandra Romani
Direttore creativo: Luca Albanese, Francesco Taddeucci
Fotografo: Daniela Di Rienzo
Smoke di Wayne Wang è un film del 1995. In Italia uscì verso la fine di quell’anno, era quasi Natale e l’averlo potuto vedere nelle sale fu davvero un vero dono magico.
La storia è piccola piccola, ambientata in una tabaccheria di Brooklyn e popolata di personaggi semplici, veri eppure fantastici. Autentici campioni di vita e di simpatia. Lo spunto è il rapporto di amicizia che si crea fra il gestore della bottega (Auggie/Keitel) e lo scrittore in crisi (Paul/Hurt) che ha il problema d’inventare una “Storia di Natale” che gli è stata commissionata dal New York Times. Con l’occasione Paul Auster, che ha scritto la sceneggiatura, ci propone tutta il suo pensiero sull’arte, sull’ispirazione e sulla vita. L’ambientazione è molto newyorkese ma il quartiere in cui si svolge la vicenda è davvero “latino” con colori e calore che conosciamo assai bene.
Nella parte finale del film c’è, in un sol grumo, tutto il succo della cosa che si vuole presentare al pubblico. Non una morale ma una specie di prontuario per chi apprezza i percorsi creativi, per tutti quelli che hanno deciso di viverli quotidianamente, per gli appassionati del racconto. Il dialogo che si svolge tra i due protagonisti a un tavolo del Jack’s Deli è un balletto che segue il filo dell’amicizia e della stima. E anche l’occasione giusta per dare indicazioni sul come va vissuta la “vita d’artista”.
Paul è molto colpito dal racconto di Auggie: “Il raccontare è un vero talento Auggie (nel testo originale ci vuole talento per raccontare polpettoni lacrimosi come questo). E tu sei al pari dei maestri”. Un altro passaggio del dialogo altrettanto significativo è quando cogliamo un convinto: “Qualsiasi cosa nel nome dell’arte”. E come si fa a sostenere il contrario?
Certo è che vedendo Auggie sorridere malizioso con quella luce misteriosa e compiaciuta negli occhi, sorge il dubbio che la storia sia completamente inventata e viene voglia di pensare che ci stia prendendo in giro tutti. Auggie non lo confesserebbe mai. Perché è riuscito comunque a farsi prendere sul serio e questa è l’unica cosa che conta.
“Nessuna storia è falsa finché una sola persona ci crede” (Paul Auster).
E poi, nei titoli di coda, ecco la grande intuizione: la storia che Auggie ha raccontato in una decina di minuti diventa un breve racconto d’immagini che, in soli quattro, rapisce lo spettatore trascinandolo dentro l’emozione vera di un evento unico e irripetibile. Ecco che tutto diventa una rara lezione di arte del racconto: che si usino immagini, suoni o semplici parole, fa lo stesso. L’importante è trascinare lontano chi abbiamo deciso di coinvolgere nel nostro viaggio.
Buona notte stellata.
Un panettone diverso dagli altri va pure comunicato in maniera più originale.
Ho visto su “la Repubblica” questa pagina per la campagna natalizia del Tre Marie firmata da Luxury Box, il dipartimento della McCann che si occupa dei “Marchi di lusso”.
La campagna riprende quella dello scorso anno e “Nasce dalla volontà di trasmettere l’eccellenza della marca e del prodotto. Le protagoniste della creatività, infatti, sono le Tre Marie: le tre donne all’origine della storia della marca, che tutt’oggi ne caratterizzano il logo”. Però lo scorso anno io non l’avevo vista e allora ne parlo adesso.
Il visual propone la tripla immagine di una Maria (la modella è Anastasiya Bondarenko) che sfuggendo all’icona tradizionale riferita al gruppo della Natività, diventa la moderna interprete del prodotto dolciario di alta gamma. Un lusso soffice e candito che invita a trascorrere in pace e felicità i pomeriggi e le serate dei giorni di festa tanto attesi dalle famiglie d’ogni rango.
Nella curiosa moltiplicazione è dipinta un’atmosfera sofisticata e coinvolgente: una strana magia che si fa notare tanto è inaspettata per un prodotto tradizionale come il panettone.
Ebbene provate ad azzannarne un bel trancio di questo succulento simbolo del benessere e sentitevi in pace con l’intera umanità. Tanto è Natale.
L’autore dell’immagine è il fotografo spagnolo Javier Vallhonrat, specializzato in sorprese.








