Blog! di Tonino Risuleo
Blog! di Tonino Risuleo
Moschicidio
Fb
Fb
Fb
Tw
leggi il post »
0 commenti

Forse non è proprio il massimo a vederla con gli occhi dell’animalista ma questa “demo” chiarisce perfettamente il senso del messaggio: l’avvitatore Bosch è rapido, pratico ed efficace.
L’immagine non lascia dubbi e non c’è bisogno di aggiungere un fiato, infatti non c’è head line e non c’è body copy. Solo una brevissima battuta sulla rapidità dell’attrezzo, più veloce della mano umana. Essenziale è un termine abusato, però questo annuncio pubblicitario lo è davvero.
Il layout, nella sua semplicità è tradizionale e molto bel composto, grandi spazi liberi -il piano il legno chiaro- concentrano l’attenzione di chi guarda sul “fatto”. Una specie di triangolo che ha come vertice l’insetto “fissato” e ai due angoli di base il prodotto a sinistra e il logo Bosch a destra.
Quanta modestia e quanta implacabile sostanza.

Cliente: Robert Bosch GmbH
Agenzia: Serviceplan Munich/Hamburg
Art director: Kathrin Seupel
Direttore creativo: Sascha Hanke, Timm Hanebeck, Wolf Heumann
Fotografo: Annika Rose, Amdreas Mock


Blog! di Tonino Risuleo
The Mad Man
Fb
Fb
Fb
Tw
leggi il post »
1 Commento

Cento sigarette al giorno, whisky in caraffa, Martini “senza l’oliva per farne entrare di più nel bicchiere”, poca istruzione e tanta voracità nel leggere tutto quello che capita. Questa la ricetta di Jerry Della Femina uno dei più importanti pubblicitari di tutti i tempi, il “Mad Man” che ha ispirato la serie televisiva in cui si raccontano le peripezie delle donne e degli uomini in un’agenzia di Park Avenue negli anni ‘60. L’omone che vedete ritratto nella foto, nonostante i reiterati stravizi, è ancora attivo nella sua Della Femina, Rothsichild, Jeary & partners e dichiara di “voler morire alla scrivania”. Ma potrebbe accadergli anche mentre controlla il punto di cottura di un flan di spinaci nelle cucine del Gramercy Tavern, uno dei due ristoranti di New York di sua proprietà o al banco dei water melon del supernegozio di frutta e verdura che ha aperto a East Hampton per rinverdire le origini della sua famiglia d’immigrati italiani.
E questa è l’altra ricetta: nato e cresciuto a Brooklyn, si è tenuto ben lontano dalle aule scolastiche approfittando della costante assenza dei genitori sempre allo sgobbo per mettere assieme reddito e tirare su la famiglia. Il giovane Jerry, però, lettore insaziabile e curioso patologico, ingolla libri su libri. Adora la scrittura di Papa Hemingway -un altro grande esperto di Daiquiri e altre prelibatezze da bicchiere- e ne apprezza le frasi brevi e spezzate che danno ritmo alla scrittura e fanno danzare il lettore. Sono le pagine che formano il suo stile e quel “vocabolario ridotto che si ricicla velocemente” costruisce le sue prime fortune di creativo. Ma Jerry ha studiato anche il Marketing, l’ha fatto come commesso nei grandi magazzini Macy’s e cambiando in un anno ventidue diversi posti di lavoro. A vent’anni è pronto, già sposato, un figlio e la certezza di voler fare il mestiere del pubblicitario. Anni dopo a chi gli chiede quale sia la formula del suo successo risponde “la mancanza d’istruzione” ma in realtà lui sa bene che ha raggiunto la vetta grazie alla sua incredibile energia e il senso dell’umorismo che lo fa sempre entrare in sintonia con l’americano medio.
E poi ci vuole una vena di follia: all’inizio della sua carriera, in una importante riunione dove si decide la strategia di comunicazione per un prodotto Panasonic da lanciare sul mercato americano, ci si chiede quale sia l’idea giusta per vendere il concetto di “giapponese”. Jerry sale in cattedra “Ce l’ho” dice “Ecco un prodotto di quel popolo meraviglioso che ci ha fatto conoscere Pearl Harbour”. Nella sala riunioni cala il silenzio ma già si accende un mito.
“From those wonderful folks who gave you Pearl Harbour” diventerà il libro di memorie più amato dai pubblicitari che apprezzano la vita spericolata e cercano il modo per imbrigliarla dolcemente e renderla un efficace metodo di lavoro.

Testo liberamente ispirato a un articolo di Katie Roiphe, Financial Times, Great Britain.


Blog! di Tonino Risuleo
L’orfanello incazzato
Fb
Fb
Fb
Tw
leggi il post »
1 Commento

Non c’è alcuna giustificazione al fatto di proporvi di leggere questo pezzo in cui di pubblicità non si parla per niente. Forse solo una, questa è una storia che riguarda la vostra terra, la nostra terra. A scriverla sono stati i soliti mostri, quelli a cui è stato pemesso di abitarci su questa nostra terra.
E questa è la storia.
La sera di domenica 5 settembre scorso ad Acciaroli, nel Cilento, hanno ammazzato Angelo Vassallo, il sindaco pescatore. L’hanno ammazzato perché aveva il vizio di andare a buttare la sua rete nella riserva di pesca di gente decisa a cambiare l’economia del paese che, da sempre, ha costruito i suoi successi sulla qualità dell’ambiente e sul turismo. Ma la nuova economia vuole tutto e subito. E allora droga, appalti e ogni genere di illeciti. Il sindaco Vassallo ci ha provato a bloccare questo andazzo e non ce l’ha fatta. Non glielo hanno permesso. E così nove colpi, sette a segno e il futuro dei mostri è assicurato.

Poi la settimana che iniziava ha portato ognuno di noi da altre parti e sui giornali si è scritto tanto e di tutto, ma poco di questo.
Ieri i funerali e stamattina ho provato a guardare “di nascosto l’effetto che fa”. Sui giornali ancora poco o niente. I nostri eroi terroni contano meno d’un sorso di mare.
Però, su l’Unità di oggi, ho trovato una pagina bella, dura e robusta che sembra intagliata dalla lama di un mastro d’ascia. Cercatela su Unità on-line s’intitola “I NOSTRI EROI CHE SE LA SONO CERCATA” e l’ha scritta Claudio Fava. Così il cerchio è chiuso e si spiega il perché del titolo in cima a questo pezzo.

E se volete trovare per forza una giustificazione al fatto che questa storia sia stata pubblicata qui… beh, l’articolo sull’Unità è scritto proprio come il dio della verità comanda.


Blog! di Tonino Risuleo
Barricati
Fb
Fb
Fb
Tw
leggi il post »
0 commenti

Sia fatta la Sua volontà! Gli Estoni la sanno lunga sulla vita e conoscono il valore dei valori. Con i tempi che corrono, con tutti i problemi che si addensano nelle nostre povere teste, c’è rimasto poco da pianificare. La parola Futuro è scomparsa pure dall’ultima, più ottimistica pagina di pubblicità e torna di moda il Now, unica certezza. Al bando il libretto di risparmio, le collezioni, gli investimenti a medio termine e perfino la vacanza della prossima estate. Basta con le passeggiate al parco in attesa dell’ora di cena.
Jules Feiffer, raffinato cartoonist e scrittore, scrisse alla fine anni ‘60 una gustosa pièce intitolata Little Murders (Piccoli omicidi, in Italia) che divenne un film di successo negli anni settanta. Il racconto riporta del caos pericoloso che è sempre in agguato fuori dalla nostra casa, comodo e sicuro nido in cui barricarsi per evitare il peggio. Cercatelo e guardatelo. C’è un formidabile Elliott Gould nella parte di uno straniato fotografo diretto con asciuttezza da un ispirato Alan Arkin.
Insomma, se la vita è breve tanto vale godersela in casa propria, per questo conviene che soprattutto la cucina, cuore pulsante e caldo del regno domestico, sia veramente così accogliente da non desiderare più manco d’uscire. E visto che ci siete, tanto vale ammazzare il tempo per sempre con un calice di buon rosso. Barriquato, ovviamente.

Cliente: Koger & Partnerid
Agenzia: Taevas Ogilvy (Estonia)
Art director: Ejko Ojala, Reimo Oun, Egert Ots
Copywriter: Lauri Tikerpe
Direttore creativo: Jaanus Vahtra
Fotografo: Kalle Veesaar


Affissione
Bentornati tutti. Bentornata Réclame.
Fb
Fb
Fb
Tw
leggi il post »
1 Commento

O Rèclam come si diceva negli anni ‘60. In realtà il fortunato slogan “A scatola chiusa…” risale al 1969 quando Luigi Montaini Anelli (Copywriter, direttore creativo e regista di film pubblicitari) appena arrivato dagli States e fresco di studi approfonditi sui sistemi di progettazione pubblicitaria lì vigenti, inventa sulla base di un modo di dire popolare, questo claim che tanta fortuna porterà alla marca e tanti premi riceverà in giro per i festival: nel 1970 il prestigiosissimo Clio Award mai vinto prima in Italia, nel 1971 il Festival di Cannes e poi tutta la campagna viene recensita con toni trionfalistici dalla accreditatissima rivista specializzata inglese “Campaign”. Fra il 1969 e il 1976 Arrigoni racconterà agli italiani che comprare un prodotto senza sapere cosa c’è dentro è possibile solo in pochi casi, anzi, solo in uno: Arrigoni!
Lo dimostrerà in una serie di “Caroselli” in cui malfidati esperti smonteranno fino all’ultima vite microtelevisori cinesi e condizionatori d’aria di ultima generazione. Così quello che oggi, accompagnato dal fascino di un velo di nostalgia, si lascia ammirare sui muri di alcune città italiane nella calura estiva e con le strade semideserte, è un capolavoro di comunicazione che si propone di rinverdire il successo dei tempi che furono. Effetto vintage? E chi lo sa. Di certo è buona comunicazione: diretta, semplice, popolare, ironica e sicuramente efficace. Un’affissione che rispetta il “classico” delle regole della pubblicità esterna che ha solo pochi attimi a disposizione per impressionare lo sfrecciante passante.

L’Agenzia responsabile di questo ritorno è, forse, Studio Vincenzo Ricci (fino a smentita).

Ed ora un aneddoto come special bonus.
Incontrai Luigi Montaini Anelli (voleva che lo si chiamasse così, per esteso) nel 1982, forse ‘83.
Eravamo a Los Angeles per un commercial della Renault, lui pluridecorato regista e io giovane creativo pieno di responsabilità per via della Cliente al seguito (non la Régie Renault in motore e lamiera, ma una giovane signora piuttosto impegnativa). Non ricordo molto di quei giorni, una febbre nervosa mi gelava le carni. I due, il regista e la Cliente, si stuzzicavano per ogni sciocchezza e in un paio d’occasioni si sfiorò la tragedia. Poi, il colpo di genio, stralunato e sconnesso ho proposto alla Cliente una gita a Las Vegas (dove ovviamente non ero mai stato in vita mia) per tentare la fortuna abbandonando a se stesso il tracotante genio della réclam. Ha funzionato, la produzione è andata avanti senza di noi e a buon fine. Io ho prima vinto e poi perso un milione di lire al Jackpot, la Cliente ha perso velocemente trecentomila lire delle mie e insieme siamo tornati mestamente a Los Angeles con uno scalcinato Greyhound costeggiando lo spettacolare skyline delle lomas d’argento illuminate da una splendida Luna.


Blog! di Tonino Risuleo
700 gambe
Fb
Fb
Fb
Tw
leggi il post »
0 commenti

NOTIZIA ANSA: FAENZA (RAVENNA), 26 LUGLIO. Chiuso a Faenza lo stabilimento Omsa. La proprietaria Golden Lady Company ne aprira’ un altro in Serbia. La chiusura dello stabilimento ha portato al licenziamento di 350 dipendenti, molte donne. A dare notizia dell’accordo con il ministro dell’Economia serbo e’ la Filctem-Cgil. Il gruppo, che detiene i marchi Omsa, Golden Lady, Sisi’, Philipe Matignon, Filodoro, ha 7.000 dipendenti, 9 stabilimenti in Italia, 4 in Usa, 2 in Serbia, che presto saranno 3.

Le bugie, si dice, hanno le gambe corte. Purtroppo questa è una notizia vera e le gambe, lunghissime e velate, porteranno lontano lo stabilimento Omsa e a casa le operaie in esubero.
Un altro fenomeno industriale italiano degli anni del Boom scompare per sempre, era successo alla Bialetti alcuni mesi fa e accade di nuovo. Due storiche fabbriche di “brevetti” italiani -con maestranze a forte componente femminile- escono di scena e il loro ricordo rimarrà legato, per chi saprà conservarne memoria, alle spensierate campagne pubblicitarie degli anni ‘60: alle Gemelle Kessler con Don Lurio, all’Omino coi baffi con la sua bocca atteggiata a lettera dell’alfabeto. E allora sembra quasi un presagio e una metafora del disimpegno quest’altro omino che, preso su, il suo amato “prodotto” scappa veloce in cerca di fortuna.


Blog! di Tonino Risuleo
Piccoli particolari
Fb
Fb
Fb
Tw
leggi il post »
1 Commento

A Bonn, Hut Weber, vende berretti e cappelli moderni e tradizionali per tutti i gusti. Cowboys e diportisti, rapper e conduttori di sulky, aviatori d’epoca e golfisti, visitano a centinaia i diversi piani di questo tempio del copricapo. Hut Weber sostiene (anche nella campagna pubblicitaria che ha commissionato) che è il cappello il vero segno distintivo che fa di una donna e di un uomo un vero “tipo” unico e da imitare. E, alla maniera della Procter&Gamble, propone una dimostrazione di quanto possa essere significativo e segnante per la storia questo particolare, apparentemente piccolo, dell’aspetto di un individuo.
Ecco la teoria:
Adolf Hitler, diventato l’icona del male e della perfidia umana, è ricordato per la sua follia, per i suoi baffi e per il ciuffo piatto che gli attraversa la fronte. Il suo Hair Maker ha lavorato su quello che aveva per ottenere il massimo.
Ma ancora di più ha congegnato Charlie Chaplin per massimizzare il suo look. Partendo, ahimé, da un baffo esattamente identico a quello del despota germanico, si è trovato a dover diversificare il proprio aspetto da quello del pericoloso “somigliante” ariano.
Non è certo che si sia rivolto a Hut Weber ma, di sicuro, la sua bombetta è divenuta il segno inconfondibile della simpatia, dell’intelligenza, del coraggio, della poesia e di quel romanticismo struggente che ha fatto del suo Charlot un simbolo sempiterno.

Cliente: Hut Weber
Agenzia: Serviceplan Munich/Hamburg
Art director: Jonathan Schupp, Imke Jurok
Copywriter: Francisca Maass
Direttore creativo: Alexander Schill, Axel Thomsen
Fotografo: Jo van de Loo


Blog! di Tonino Risuleo
Suggestionare
Fb
Fb
Fb
Tw
leggi il post »
0 commenti

E che dire degli Estoni? Eccoli all’opera con la Curing Picture, interpretazione mistica della nuova medicina: questo direct (folle) mail vuole sensibilizzare i medici e i farmacisti preparandoli ad accogliere il ritorno trionfale sugli scaffali delle farmacie della pillola anticoncezionale assente, anche dalla comunicazione, da qualche anno. Il gioco funziona così: Curing Picture è il magico sistema di autosuggestione che permette alle donne di pianificare autonomamente le loro gravidanze. Qualora non dovesse risultare efficace, sarà invece il medico di fiducia a suggerire la pillola anticoncezionale Nycomed. Mi sembra meglio di uno di quei soliti incontri collegiali più banchetto con la presentazione del nuovo rimedio medico come dessert. Da notare l’estrema cura nel progettare l’illustrazione dai colori vivaci e dai gorghi invitanti che imbambola e fa scivolare nell’adesione spontanea.

Agenzia: Tank
Cliente: Nycomed
Art director: Jaanus Tamme
Copywriter: Villen Valme
Direttore creativo: Jaanus Tamme


Blog! di Tonino Risuleo
SPINACH
Fb
Fb
Fb
Tw
leggi il post »
0 commenti

Braccio di Ferro, un mito vero per generazioni successive di bambini fatti genitori e nonni, sempiterna applicazione della sana e robusta costituzione corroborata da un’alimentazione attenta ed equilibrata: spinaci. La Spinacia oleracea è un ortaggio effettivamente con il più alto contenuto di ferro, ma è diffusa l’errata convinzione che ne contenga un quantitativo elevato tanto che a volte si mangiano spinaci in alcuni casi di anemia. Sembra che questa credenza sia nata in seguito a un errore su un’etichetta che riportava 34 mg ogni 100 g invece di 3,4. Questo avvenne, plausibilmente, prima del 1929, quando fece la sua comparsa il fumetto Popeye a firma di Elzie Crisler Segar talentuoso disegnatore americano. La frase che il marinaio con la pipa appiccicata al labbro è solito ripetere è: “Io sono quel che sono e questo è tutto quel che sono”.

In questa campagna pubblicitaria di una ditta di articoli per il ciclismo gli avambracci portentosi del personaggio si sgonfiano a favore dei polpacci che, destinati all’impiego in straordinarie pedalate, abbisognano di una iniezione robusta di spinaci e di “popeyeina”. Un’idea buffa e leggera per parlare di sport non perdendo il piacere di fare cultura. La campagna ha vinto un Bronzo dell’ADC svizzero.

Cliente: Sportplausch Wider
Agenzia: Publicis Zurich
Art director: Dominik Oberwiler
Copywriter: Petra Bottignole
Direttore creativo: Markus Gut
Illustratore: Sebastian Krayer


Blog! di Tonino Risuleo
Mai visto!
Fb
Fb
Fb
Tw
leggi il post »
0 commenti

Alla base ci deve stare il coraggio. Il Creatore uscito dalla matita di Altan non si fa scrupoli di richiedere al suo Capomastro l’impossibile: animali capaci di fare la cacca profumata e in grado di accoppiarsi con altri di razza diversa per rendere il mondo migliore. Ecco chi vuole inventare storie ed essere creativo per davvero ha da impegnarsi con tutto se stesso -senza sparambio- cercare l’originalità dove risiede, quasi sempre proprio nella diversità. Proporre “per la prima volta” un’immagine, una situazione, una storia, insomma una cosa mai vista, dev’essere l’unico insostituibile obiettivo. E i primi a rimanere sorpresi devono essere proprio gli autori “Ma… caz… è come m’è uscita questa?!” Sappiamo che ogni risultato per essere buono dovrà reggere al vaglio successivo di critici e censori, di attenti addetti ai lavori e ancora di più a distrattissimi “guardatori” casuali. Ecco, eccolo il risultato. Bloccare i distratti (un po’ come guarire gli infermi) e costringerli a guardare, a studiare e a capire. E quindi nella cosa che sta lì sul foglio di carta, sul monitor o sullo schermo della tv ci deve assolutamente essere sostanza. E la sostanza è la cosa che vendiamo, che si tratti di un’opera d’arte o di un volgarissimo spot per un nuovo spazzolino da denti.

L’animale che c’è sotto il titolo è un mostro figlio della fantasia (la madre) e del pericolo (il padre). Guardatelo. Cos’è? Un Quadristrello, una Ranapalla, un Cinghiafalco o un Amico di Giole (questa è una citazione colta e ve la spiego prossimamente)? Questa bruttabestia che si giova di dodici zampe a tre o quattro dita, non esiste perché non sta in nessun atlante zoologico. Ma funziona perché racconta una storia e quindi esiste. Logica stringente del creativo scalatore che non teme i dislivelli e adora i creapacci (meglio se visibili). E poi provate a decifrare il senso di quell’incrocio di righe -quattro orizzontali e cinque verticali- che vanno da orecchio a orecchio. Ma la sorpresa assoluta e il non sense massimo è quella proboscide coda che davvero non può servire a nulla. Cose da non credere?


Pagina 5 di 16 ...« 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 ... 16»