Prep è un brand storico, conosciuto da migliaia di consumatori, utilizzato e tramandato di generazione in generazione. E’ un marchio “evergreen” che, nonostante l’evolversi delle mode e delle tendenze, ha conservato un carattere e uno stile originali, fortemente riconoscibili e apprezzati dai consumatori, sia per l’efficacia del prodotti sia per il rigore del marchio che ha una connotazione unica nell’immaginario collettivo dei consumatori di ieri e di oggi. Alfiere del Made in Italy per quanto riguarda la protezione della pelle, Prep coniuga innovazione e tradizione, delicatezza ed efficacia in tutta la sua ampia gamma di prodotti, pensati per la cura della pelle a 360°. In un’epoca dominata dalla specializzazione estrema in tutti i settori, il mitico vasetto della crema dermoprotettiva Prep, è un “rimedio magico” per ogni tipo di problema della pelle. Prep è un unico prodotto multifunzione che dà sollievo immediato e rigenera la pelle di adulti e bambini. L’inconfondibile profumo di canfora, la piacevolissima sensazione di fresco che lascia sulla pelle, la consistenza morbida ma non grassa, sono gli elementi distintivi dell’originale formula di Prep che, negli anni, ha conservato le sue caratteristiche originali tanto apprezzate dai consumatori.
La crema a dermoprotezione attiva Prep è adatta a ogni tipo di pelle e agisce con efficacia in tutti i casi di irritazione.
E’ indicata contro gli arrossamenti da sole e da vento, le irritazioni della rasatura, le screpolature della pelle; è d’aiuto per alleviare il fastidio delle punture d’insetti, reca sempre rapido sollievo e mantiene la pelle morbida e fresca. La crema dermoprotettiva Prep è di originale formulazione e adatta a ogni età. Non unge e non macchia.
Volendo inventare un “pezzo” di pubblicità all’altezza delle qualità del prodotto e all’autorevolezza del marchio converrà rifarsi ai toni caldi e rassicuranti di un manifesto ricco di un fascino senza età.
In questi giorni più o meno festivi me ne vado a zonzo per le rete. Hai voglia, se hai voglia. Tutto questo perdersi saltellando da un sito all’altro porta a scoperte improvvise e spesso molto piacevoli. Si parla sempre tanto del prodotto e della marca, di quanto debba essere distintivo ogni episodio di possibile esposizione: dalla scaffale del magazzino super frequentato alla tavola della casa che conta. Ogni opportunità è buona per farsi conoscere, riconoscere e ricordare. Specie ora che c’è crisi o anche adesso che c’è. Intuizioni dagli effetti dirompenti ci vogliono. Una botta come si deve e il prodotto parte, piace, vende. Ecco a voi una confezione di latte, l’ennesimo latte+cioccolata+frutta+vitamine, che si può trovare sullo scaffale di un drugstore di paese da qualche parte negli States. Sarà che ho sempre avuto una grande ammirazione per l’uomo pipistrello, questo scatolotto mi è piaciuto proprio. Non ho trovato riferimenti agli autori, scafati graphic designers o spiritosi buontemponi. Vera o semplice parodia, quest “pack” colpisce nel segno, il target, voglio dire.
Non bisogna essere vegetariani per capire che c’è qualcosa da rivedere nelle certezze legate alle tradizioni. L’agnello pasquale per esempio. Allora, buona Pasqua a tutti i mangiatori di sedano e mentuccia. Ai divoratori di patate, scarole, peperoni, cavolfiori, cime di rapa, broccoli siciliani e romani, pomodori, topinambur, rape rosse, fagioli freschi da scafare,melanzane, carote, agretti e puntarelle (senza alici), fiori di zucca,cipolle, germogli di soia, olive. Ai piluccatori di uva, fragole, spicchi di agrumi e semi di zucca. Ai sorbitori di frullati di melone, di banana, di mango e papaya. Unica concessione, e solo per oggi, un bel pezzo di casatiello.
Chissà perchè questa collettiva passione per il Pinocchio di Collodi? Forse perché rappresenta il bambino e l’italiano per eccellenza, forse perché ognuno di noi è stato almeno una volta un ‘pinocchio’. Pinocchio da leggere e da immaginare o semplicemente da guardare nelle centinaia d’illustrazioni che nel corso dei decenni ci hanno restituito il burattino, il bambino e tutti gli altri personaggi della storia. Tra il Chiostri dei primi del ‘900 il contemporaneo Mattotti ci possiamo perdere nelle più personali interpretazioni del burattino impertinente. Ma il Pinocchio che amo di più è quello di Rolad Topor, artista eccentrico e poliedrico, grandissimo disegnatore e scrittore visionario vissuto troppo poco e, forse, dimenticato in fretta.
A Pinocchio Topor giunge nei primi anni ‘70 per la strenna di Natale della Olivetti per il 1972. Tra Pinocchio e Roland si instaura immediatamente un rapporto che va ben oltre quello che usualmente intercorre tra ‘illustratore’ e ‘illustrato’. Topor, a domanda precisa, ebbe infatti a dichiarare: “Io l’adoro questo burattino. È l’unico personaggio letterario moderno, attuale, vero, con le sue curiosità, le sue viltà”. Come traspare anche troppo evidentemente dalle sue parole Topor vede Pinocchio in chiave violentemente simbolica e scava all’interno della storia con matita chirurgicamente impietosa. Pinocchio sale a simbolo esemplare della personalità dell’artista che legge e svela la propria vicenda interiore. L’operazione-Pinocchio è un vero e proprio viaggio all’interno della simbologia latente in Collodi, Topor lo compie incidendo il foglio con il suo tratteggio meticolosamente ‘ottocentesco’ e la sua particolare vena triste e corrosiva. E la conclusione, certo inevitabile, è la discesa del burattino in quell’inferno agognato e temuto dall’artista che è il ventre materno.
Un incoscio che Roland aveva esorcizzato ogni giorno della vita con un grande sigaro nella mano sinistra, una matita-bisturi nella destra e una sonora, oceanica, irriverente risata nella grande bocca carnosa e tumida.
Aggiuugo un paio di link:
http://www.rolandtopor.com/
http://toporetmoi.over-blog.com/
Avete presente quelle belle pagine di pubblicità che si vedono su Stern, la rivista tedesca di politica e attualità? Colpiscono per la loro asciutezza e la capacità di essere chiare anche se quella lingua lì, proprio non riusciamo a decifrarla. Sono forti, in fatto di sintesi, i tedeschi. E per niente freddi quando vogliono. Beh, questo annuncio che ho trovato svolazzando qua e là mi pare proprio una pubblicità di quelle: attaccata alla marca, solida e pur sbarazzina quanto basta. La marca è rispettata al 100% come il titolo perfetto di -auto del popolo- e pure quella robusta modestia che fa di questo marchio germanico il simbolo dell’assoluta affidabilità. Bravi! Soprattutto perché gli autori sono in realtà anonimi studenti italiani che si firmano “Rossi”, “Verdi” e “Bianchi”. Come le Iene di Tarantino.
Certe volte, sfogliando una rivista, si viene attratti da un’immagine e, dopo qualche pagina sfogliata, si ritorna indietro a guardarla di nuovo. Magia della fantasia. Rielaborare una cosa vista di sfuggita è una pulsione naturale che non conosce sistema. Il volo spicca automatico e senza sforzo, i piedi staccano il suolo e via, si decolla leggeri. Questo ingenuo “anuncio” per una banca spagnola ne è la prova: un argomento tosto e non privo di scabrosità come il finanziamento per l’acquisto di una nuova casa viene affrontato (e risolto) in maniera lieve e perfino poetica. Una roba di cambiali che ci attrae fino al tentare di andarci davvero in banca ad accendere quel mutuo, casa o non casa. Certo, le cambiali, anni addietro, venivano anche chiamate amabilmente -farfalle- e i multicolori lepidotteri, si sa, volano! Tant’è. Senza neanche sforzarsi tanto a tradurre come si deve il testo e dimenticando il reale messaggio bancario, si evince che l’invito a fuggir via è rivolto a chiunque abbia il desiderio di svolazzare altrove. Dove il cielo è più blu e le colline dolci e profumate. O addirittura, visto che ci viene messo a disposizione uno sputnik, alla conquista di nuovi universi. E che ci vuole! Volere o volare sempre avanti bisogna andare. E andiamoci.
Questa è una bella azione da parte di una marca automobilistica. Anche sincera. Nessun demonio evocato: bello ed eccitante è guidare un’auto che và come si deve, altrettanto degustare un calice di quello buono quando si ha voglia. Con l’unica attenzione di non mischiare tra loro i due piaceri. Più chiaro di così! Per presentare questo basico concetto i creativi hanno definito una pagina per la stampa molto diretta, forte quanto basta e con una chiave ironica che non stona, rimanendo nei toni dello stile di comunicazione della marca. Eleganza e grinta. Un ottimo esempio di semplicità ed efficacia. Certo, non c’è l’orrore (che ci vuole) di certe campagne sulla sicurezza stradale di area anglosassone ma, tutto sommato, quello che si vede e si legge, basta e avanza.
Cliente: Alfa Romeo
Agenzia: Y&R Milano
Direttore creativo: Aldo Cernuto, Roberto Pizzigoni
Art director: Fabio Orefice
Copywriter: Rodolfo Croce
Fotografo: Matteo Bottin
“E improvvisamente mi accorsi di avere una cassetta degli attrezzi. Dentro, fianco a fianco, gli utensili di quell’artigiano della parola che è il copywriter. Il martello, il martelletto, la pinza del 2 e la pinza del 3 e la pinza del 4, le tenaglie, i seghetti, i punteruoli…”
Sono le parole di Emanuele Pirella scelte per raccontare il suo mestiere: quello dell’usatore di parole. Il pittore ha i colori, e il pennello. Armando Testa aveva una matitona grassa con cui tracciava forti segni e Pirella, la penna o la sua macchina da scrivere. Artigiani di altri tempi che hanno inventato un sistema e messo a punto un metodo per chi volesse fare della pubblicità una maniera di esprimersi. Il mestiere è tutto qui, o quasi, analizzare e scegliere toni e chiavi, “pinze” e bilancini. Provate a dare una scorsa alla lista degli attrezzi nella cassetta di Pirella, e provate a immaginarne l’uso migliore per ogni momento in cui vi capiterà di dover mettere assieme immagini e parole. E, nella vostra, di cassetta, non dimenticate di aggiungere un fazzoletto per asciugare il sudore della fatica o una lacrima di ispirazione frustrata. Per salutare un grande copywriter scelgo questo tv commercial, forse meno citato, che ha fatto impazzire d’invidia tanti amici di altre agenzie e insospettito i censori della Rai e di Mediaset che lo hanno trasmesso poco e controvoglia.
Il regista del film è il bravissimo Tarsem e la casa di produzione la BRW&Partners.
Ottima campagna di social guerrilla apparsa a sorpresa su alcuni muri di Melbourne. Quello che vedete nell’immagine è un manichino di un bambino attaccato dietro ad un poster. A rendere chiara questa installazione, una scritta di colore nero “Neglected Children are made to feel invisible”. La seconda fase di questa interessante iniziativa, vede, ma solo per chi ha un occhio attento, il bambino che si è liberato ed è uscito dal poster, con la nuova scritta: “Thank you for seeing me”. La realizzazione è ad opera dell’agenzia JWT , che ha lavorato per diffondere il verbo della Australian Childhood Foundation. L’affissione non è nuova all’uso di cartelli in 3D ma stavolta l’efficacia dell’effetto sorpresa è rafforzato dal soggetto, quel bambino che vediamo soffocare in una strada qualsiasi a pochi centimetri dai passanti incuranti dello spettacolo.
Il messaggio pubblicitario viene studiato ed elaborato in maniera tale che la certezza di raggiungere l’obiettivo (il target) sia sempre la massima. Pena l’insuccesso e/o l’insulto. Nel caso del manifesto o del grande poster stradale, chi progetta il “pezzo” farà di tutto per rendere il messaggio forte, impressivo e sorprendente. Per questo ci vogliono immagini dirompenti e d’immediata fruizione e parole, poche, altrettanto esplosive e memorabili. Macchine perfette, i manifesti, in grado di inchiodare l’automobilista e il passante catturandolo anche solo per pochi attimi e rendendolo schiavo del messaggio. Ma certe volte la natura ci mette lo zampino e spariglia il fattapposta inventando l’inatteso. Così a Roma, in viale Marconi, nei pressi del ponte che passa sopra al Tevere, lo sghiribizzo del vento ha ideato un’affissione tutta particolare: certamente sorprendente, fortemente impressiva, forte e dirompente. Parole non ce ne sono e anche chi si ritrova a passare di là, rimane senza.
Cliente: Ignaro
Agenzia: La Natura
Direttore creativo: Il Vento











